DECRETO “CURA ITALIA: “UN PRIMO PASSO, MA INSUFFICIENTE PER FRONTEGGIARE LA PIÙ GRANDE CRISI SANITARIA, SOCIALE ED ECONOMICA CHE LA NOSTRA NAZIONE STA FRONTEGGIANO DAL DOPOGUERRA

Che il mondo stia cambiando e che cambierà radicalmente dopo questa crisi è cosa certa, cambieranno le modalità di comportamento tra gli individui, cambierà la sanità, cambieranno gli usi e le abitudini di tutti, cambierà l’Europa, cambierà la finanza ed il sistema economico.

In questi giorni carichi di avvenimenti e di tensioni si stanno prendendo decisioni che hanno un forte impatto sul nostro quotidiano economico e politico e che mettono alla prova il sistema della politica italiano.

La politica in questi giorni concitati sembra aver lasciato il posto ad un apparato burocratico che ha lasciato più spazio a soluzioni considerate «tecnicamente necessarie» che a scelte “politicamente doverose”.

Il Decreto partorito, cosiddetto “CURA ITALIA”, nato dopo una lunga “gestazione” e pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo nella giornata di mercoledì 18 marzo us, ne è la prova lampante.

In una situazione di Emergenza dove oltre il nostro sistema sanitario è prossimo al collasso e dove migliaia di imprese lo sono già, ci si aspettavano provvedimenti chiari, semplici, immediati e di equità sociale. Occorre fare di più, molto di più! Il Decreto nella sua formulazione rappresenta una “Goccia in un Oceano”.
Le imprese si aspettavano e si aspettano interventi che rispondano essenzialmente a tre criteri:

  1. Immediatezza nel disporre degli aiuti;
  2. Chiarezza delle informazioni;
  3. Facilità di accesso

Un decreto più snello e fruibile da cittadini ed imprese sicuramente sarebbe stato auspicabile!
Le misure adottate – che offrono una prima, ma certo non sufficiente risposta alle istanze formulate dalla Confederazione al Governo in queste settimane – si articolano su quattro assi tematici e altre misure settoriali:

  • finanziamento e altre misure per il potenziamento dei Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza (per circa tre miliardi e mezzo);
  • sostegno ad occupazione e lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito (per circa 10 miliardi);
  • supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del Fondo centrale di garanzia;
  • sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Tra le misure di sostegno ad occupazione e lavoratori (dipendenti e autonomi) si evidenziano l’estensione “universale” degli ammortizzatori sociali, i congedi per famiglie, l’indennità per lavoratori autonomi e professionisti e il “premio” per i dipendenti.

Nell’ambito dell’accesso al credito e sostegno alla liquidità significativo il potenziamento delle disponibilità del fondo centrale di garanzia per 1,2 miliardi di euro con innalzamento della garanzia diretta fino all’80 per cento e della riassicurazione fino al 90 per cento e la moratoria sui prestiti bancari fino a settembre 2020.

Quanto agli adempimenti e versamenti fiscali e contributivi è prevista la sospensione, senza limiti di fatturato, per i settori individuati dal provvedimento come particolarmente colpiti dall’emergenza (turismo e pubblici esercizi, trasporto passeggeri e trasporto merci, imprese culturali, etc.), dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i mesi di marzo e aprile, insieme al versamento IVA di marzo. Per gli altri soggetti con ricavi o compensi non superiori ai 2 milioni di euro la sospensione dei termini degli adempimenti e versamenti fiscali e contributivi è riferita al solo mese di marzo (versamenti IVA, ritenute e contributi di marzo). Ai soggetti non rientranti nella sospensione si applicherà, invece, il davvero troppo breve “rinvio tecnico” dal 16 al 20 marzo. Sul tema abbiamo già rappresentato la necessità di una più ampia e inclusiva “moratoria”, anche in riferimento alle criticità della ripresa dei versamenti già da maggio e della loro insufficiente rateizzazione, nonché dell’esigenza di intervenire anche sul versante dei tributi locali.

Nonostante, per combattere l’emergenza epidemiologica ed i suoi effetti sul piano economico e sociale, siano stati messi in campo 25 miliardi di euro ( somma che rappresenta l’1,4 per cento del PIL) e che il governo Conte ha annunciato in conferenza stampa un nuovo provvedimento ad aprile prossimo con risorse derivanti dalla riprogrammazione di fondi europei, è altrettanto vero, come sostenuto anche dal nostro Presidente Nazionale Sangalli che “le misure adottate sono una prima e NON SUFFICIENTE risposta alle istanze formulate da Confcommercio al Governo”.

Serve dunque un intervento più robusto da Roma e da Bruxelles. Sebbene dal punto di vista quantitativo l’aggettivo usato per descriverla, “poderosa”, può rappresentare un eccesso terminologico giustificabile solo nel quadro complessivo di una situazione eccezionale ed inimmaginabile che amplifica ed esaspera toni e proclami. Tuttavia, tanto ancora c’è da fare per le nostre imprese sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo in termini di fruibilità, chiarezza e semplificazione delle procedure amministrative.

Come già detto, il Governo ha annunciato un nuovo decreto ad aprile con l’aiuto dell’Europa e ciò sarà indispensabile per la sopravvivenza delle nostre imprese, e lo dico da europeista convinto, sarà anche lo spartiacque fondamentale per capire il futuro dell’Europa.

Stiamo combattendo una guerra contro un nemico subdolo ed insidioso, dobbiamo serrare i ranghi, assicurare i rifornimenti alle nostre truppe, soccorrere i nostri feriti ed avere le armi per combatterla.

Una volta vinta, perché la vinceremo, bisognerà pensare a mettere in campo uno straordinario piano di rilancio economico-sociale e di immagine del nostro Paese.

Occorrono scelte chiare e decise, noi faremo la nostra parte e non ci tireremo indietro!

CLICCA QUI PER SCARICARE IL DECRETO CURA ITALIA

                  Giovanni Acampora

Presidente Confcommercio Imprese per l’Italia Lazio

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